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lunedì 14 maggio 2012

Banditi i sacchetti di plastica a Kathmandu



Banditi i sacchetti di plastica!

È ufficiale. Le autorità locali di Katmandu in collaborazione con il Ministero per l'Ambiente, a partire da oggi 14 maggio 2012, lanciano una intensa campagna pubblicitaria contro l'uso dei comunissimi sacchetti neri di plastica nell'area metropolitana della città. Comunicati stampa e televisivi, ed affissioni nei locali pubblici hanno l'importante obiettivo di scoraggiarne l'uso a favore di quelli di plastica bio-degradabile, o fatti di materiali ecocompatibili come la carta ed il tessuto.
Il piano consta di due fasi. La prima fase, della durata di cinque mesi, prevede la sensibilizzazione dell'opinione pubblica al delicato problema ed al nuovo indirizzo. La seconda fase, a partire da ottobre, prevede un'ammenda per i trasgressori.

Fonte: Nepal Mountain News, Kathmandu


È una buona notizia! A Kathmandu l'inquinamento è ancora su livelli elevati. Il traffico caotico con i suoi fumi e rumori, ed i piccoli roghi dei rifiuti abbandonati lungo le strade, rendono l'ambiente poco salubre. Basti pensare che dopo qualche ora trascorsa all'aperto, si è colti da bruciori agli occhi ed alle vie respiratorie... ed il rientro in albergo diventa più che auspicabile. È solo un primo passo, ma ben venga questo provvedimento delle autorità locali!

Kathmandu – panorama dalla collina di Swayambhunath

mercoledì 2 febbraio 2011

La valle di Kathmandu: Patan

Panoramica di tetti dalla terrazza del ristorante



Fra le più popolose città del Nepal, Patan è situata a pochi chilometri a sud di Kathmandu sulla riva meridionale del fiume Bagmati. Conta 190.000 abitanti. Patan, la vecchia Lalitpur, è di origini molto antiche. Secondo alcuni, i primi insediamenti si fanno risalire addirittura al III secolo A.C. Di certo, è la città più antica fra quelle che si trovano nella valle di Kathmandu. Patan ha una leggenda che ne identifica l'origine.
Si narra che tre persone, in rappresentanza dei tre regni della valle, venissero da una località dell'India in tempi assai remoti, recando con loro una sacra immagine del dio Rato Machhindranath. Uno di questi si chiamava Lalit, un contadino. Allora nella valle imperversava una siccità terribile e la divinità serviva proprio per propiziare la pioggia. Fu proprio Lalit che, fra i tre, più si prodigò affinché il dio fosse trasportato in quel luogo. Così il nome Lalitpur deriva da Lalit e da Pur, cioè “città”.
Gli abitanti si dedicano soprattutto ai prodotti dell'artigianato ed al suo commercio. Né mancano i contadini che sono occupati nella coltivazione della verdeggiante vallata di Kathmandu. L'economia agricola si basa su orzo, riso, frumento, miglio, verdura e frutta. L'arte nepalese, in tutte le sue manifestazioni, deve non poco ai suoi artisti ed artigiani. La città è ricca di monumenti cari alla religione induista e buddhista, le due fedi principali. Come Kathmandu e Bhaktapur, anche Patan offre al visitatore una superba piazza, Durbar Square, laddove “Durbar” vuol dire “palazzo”. È il centro storico e culturale per eccellenza, con i palazzi più affascinanti, espressione di un'arte nobile ed antica.
Anche Patan, la storica Lalitpur, è inscritta nell'elenco dell'UNESCO come sito da preservare a memoria imperitura.
(da "Ho visto le montagne toccare il cielo" )
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Durbar Square

Giochi di bimbi
Le piazze fungono da ampi spazi ove essiccare i prodotti della terra

La valle di Kathmandu: Bhaktapur



Conosciuta anche con il nome di Bhadgaon o “Città dei Fedeli”, è rinomata per la sua arte e cultura, per le sue feste e danze in nome della più viva ed antica tradizione e soprattutto per il suo stile di vita Newari, una etnia antichissima che dimora nella valle di Kathmandu da tempi immemorabili. I Newari, abili orafi, sono altrettanto esperti nella costruzione di edifici in pietra e legno lavorati. Sembra che la tipica costruzione a pagoda, così comune nella valle, sia opera loro. Indiani d'origine, sono di religione indù.
Città storica, si trova a dodici chilometri ad est di Kathmandu. Fu fondata nel 12° sec. dal re Anand Dev della dinastia Malla. Induisti e Buddhisti coesistono in armonia. Con i suoi 78.000 abitanti, è un centro culturalmente e storicamente vivace. Piazze, strade e vicoli sono pavimentati con mattoni e offrono un ampio e variegato campionario di templi e palazzi, monasteri e monumenti. Durbar Square, la piazza principale, ospita il Palazzo delle 55 Finestre edificato dal re Malla Bhupatindra, sede della famiglia reale fino al 1769. Ora è la sede della National Art Gallery. Bhaktapur fu edificata sulla rotta commerciale principale fra il Tibet a nord e l'India a sud e ad ogni autunno mercanti dal Tibet arrivavano con le loro greggi e tornavano in patria con granaglie varie, zucchero e sacri testi della religione buddhista. Il Palazzo delle 55 Finestre è, fra l'altro, famoso perché Bernardo Bertolucci vi girò la scena finale di “Il Piccolo Budda” nel 1993. I numerosi templi di Bhaktapur, come del resto tutti gli altri della valle di Kathmandu dedicati alle divinità indù, sono vietati alle persone di fede diversa e si possono quindi ammirare solo dall'esterno.
L'amministrazione comunale, con ammirevole sforzo, sta facendo un grosso lavoro di recupero di tutte le strutture pubbliche combattendo altresì l'inquinamento. I veicoli di fatto non possono accedere alla città. Si vedono solo rari motocicli e piccoli curiosi trattori a tre ruote per il trasporto di merci. Bandito il traffico pesante. L'aria è decisamente assai più respirabile che a Kathmandu e si può passeggiare tranquillamente godendo dei colori degli innumerevoli piccoli negozi che affollano le sue vie e piazze ed ammirando le innumerevoli opere d'arte che meritatamente l' UNESCO annovera fra i patrimoni da preservare.
Il biglietto d'ingresso alla città costa 750 rupie, 10 dollari; mentre per coloro che provengono dai paesi aderenti alla SAARC, una associazione sud-asiatica comprendente Bangladesh, Bhutan, India, Maldive, Nepal, Pakistan e Sri Lanka, il prezzo è di gran lunga inferiore: solo 50 rupie, poco più di 50 centesimi di euro. 
(da "Ho visto le montagne toccare il cielo")
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http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=573200

L'ingresso alla National Gallery in Durbar Square

Il tempio Nyatapola in Piazza Taumadhi

Venditori ambulanti di frutta

La valle di Kathmandu: Pashupatinath


Pashupati “il Signore dei greggi” è uno degli appellativi con cui gli Induisti identificano Shiva, Dio tra gli Dei, Signore di tutti gli esseri viventi, fonte di ogni beatitudine e di eterna pace. Il tempio a lui dedicato si trova a cinque chilometri da Kathmandu sulla riva destra del fiume Bagmati. Occupa una vasta area costellata di templi antichi, monasteri, stupa, eremi e monumenti importanti sia dal punto di vista archeologico che architettonico. Esempio luminoso di armonia fra fedi diverse, simbolo di tolleranza perfetta per tutte le comunità religiose, è uno dei templi più sacri al mondo, venerato da Induisti e Buddhisti.
Secondo le sacre scritture, Shiva e la sposa Parvati trascorrevano gioiosamente il loro tempo in una grande foresta. Preoccupati per la lunga assenza gli altri dei partirono alla ricerca di Shiva finché lo sorpresero tra i cespugli sotto le sembianze di un giovane daino dal corno lucente. Con grande fatica riuscirono ad afferrarlo per il corno, che si spezzò in tre pezzi. Il primo pezzo schizzò in cielo, il secondo sprofondò nelle viscere della terra ed il terzo rimase stretto nelle loro mani e fu portato altrove. Poi lo seppellirono sotto un tumulo di terra. Molto tempo passò e la scheggia ossea risorse da quel monticello, intraprese un lungo volo e infine si posò esattamente dove oggi sorge il suo simbolo fallico all'interno di Pashupatinath (-nath, tempio di ...). Si racconta che una mucca fosse solita irrorare del suo latte il luogo dove era caduto quel pezzo di corno. Il pastore presto scoprì la causa della scarsa produzione di latte del suo animale. Così un giorno assieme ad altre persone si recò sul posto, cominciò a scavare e trovò con grande meraviglia un fiammeggiante fallo. Incapaci di sostenere tale splendore frettolosamente lo ricoprirono di terra e vi posero sopra un linga, un “segnale” in sanscrito.
Non abbiamo documenti che ci dicano quando il tempio dedicato a Shiva sia stato costruito. Si può ipotizzare che agli inizi fosse una semplice struttura in pietra, modificata poi molte volte nel corso del tempo. Sappiamo che tale struttura fu provvista di un tetto dorato dal re Shiva Deva III nel XII secolo e che due secoli dopo raggiunse la forma attuale ad opera della dinastia Malla. Oggi l'intero complesso è sotto la tutela di una Fondazione (PADT) che provvede alla sua cura e manutenzione. Se aggiungiamo anche il fatto che tutta l'area è sotto il patrocinio dell'UNESCO, possiamo capire quale importanza abbia questo museo a cielo aperto, come è stato giustamente definito.
Il fiume Bagmati, fiume sacro per eccellenza, può essere paragonato al grande e più famoso fiume Gange. I fedeli si accalcano sulle sue rive per le loro abluzioni, per chiedere benevolenze agli dei ed implorare la guarigione per i malati. I morti vengono deposti su delle piattaforme per la cremazione ed il cerimoniale prevede riti diversi a seconda della casta sociale di appartenenza del defunto. Una vivace colonia di scimmie compie le sue giocose evoluzioni su cornicioni, travature ed archi attirando la curiosità della gente.

Un altro aspetto mi colpisce. La scoperta tragica della lebbra ... Una persona, non riesco neppure a capire se sia uomo o donna, nasconde completamente alla mia vista il proprio corpo ammalato e ferito sotto un lungo saio, dalla testa ai piedi. Poco più avanti una giovane donna chiaramente espone le sue estremità deformate dalla crudele malattia ... stringe un bambino fra le sue deboli braccia mentre, accoccolata su di uno straccio per terra, si affida alla generosità dei passanti ... provo solo impotenza ... dolore ... ed un pudore indicibile per la sua sofferenza ...
(da "Ho visto le montagne toccare il cielo")
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Preparativi per la cremazione. Il defunto appartiene ad una casta superiore.










Il sacro fiume Bagmati e le cappelle votive, testimonianza tangibile della fede dei ricchi.

... in attesa di donazioni ...
Cremazione: il defunto appartiene ad una casta inferiore.

La valle di Kathmandu: Bouddhanath

Lo Stupa di Bouddhanath, il più grande edificio religioso di Kathmandu
 Gli storici fanno risalire lo Stupa di Bouddhanath al V secolo ma penso sia più interessante riportare almeno due tra le molte leggende sulle sue origini arrivate a noi dalla notte dei tempi. Una, forse la più curiosa, narra di una giovane donna assai devota che voleva erigere un tempio in onore del Buddha. Spinta dalla sua profondissima fede, si recò dal re per chiedere un pezzo di terra grande come la pelle di un bufalo ove costruire il tempio. Una volta ottenuto il consenso, la donna tagliò la pelle in sottilissime strisce, le legò le une alle altre e le pose sul terreno a delimitare una superficie sufficientemente ampia per il suo scopo.
Un'altra fonte ci parla di un'epoca in cui una povera ragazza di nome Jyajima viveva in un misero villaggio. La giovane ebbe quattro figli maschi dai suoi quattro mariti. Con l'aiuto dei figli riuscì ad accumulare tante e tali ricchezze da consentirle la costruzione del tempio dedicato a Buddha ... dopo aver ottenuto il permesso del re, naturalmente! Prima di morire si fece promettere dai propri figli che avrebbero continuato e completato l'opera.
Lo stupa è davvero imponente con i suoi quaranta metri di altezza e l'impressione che esso offre al visitatore è di un'opera architettonica maestosa e bella, anche per gli occhi dei non fedeli. Nel suo livello inferiore ospita un numero impressionante di nicchie, più di centoquaranta, contenenti i consueti rulli di preghiera con inciso il noto mantra Om Mani Padme Hum, “Salve o Gioiello nel Fiore di Loto”, che i pellegrini in particolare Buddhisti Tibetani fanno girare in senso orario. Vi hanno luogo due ricorrenze particolarmente sentite. La prima è il Capodanno tibetano che cade tra la seconda metà di gennaio e la prima metà di febbraio in cui i giovani ricevono la benedizione dagli anziani. La seconda si effettua ogni dodici anni per commemorare i dodici anni che la tradizione indica trascorsi per l'edificazione del tempio. Grandi processioni, decorazioni con bandierine di preghiera e luci ad illuminare le notti sono un potente richiamo per fedeli e visitatori.
Dal 1979 lo Stupa di Bouddhanath fa parte del patrimonio universale delle opere d'arte da preservare.
(da  "Ho visto le montagne toccare il cielo")
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La parte sommitale del grande Stupa

Lo Stupa: tripudio di bandiere

Due immani ruote di preghiera che i fedeli fanno girare